Home Altre Notizie La vigliaccheria partigiana
05 | 09 | 2010
Menu Principale
Galleria Immagini
Sponsor
La vigliaccheria partigiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele   
Sabato 16 Gennaio 2010 00:00

Giorgio Bocca, di professione ANTIFASCISTA

 

"Bocca è quello che firmò il «Manifesto della razza», quello che scrisse, nero su bianco: «A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere, in un tempo non lontano, essere schiavo degli ebrei? Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell'Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù».

Bocca è quello che nel '43 denunciò l'industriale Paolo Berardi il quale, in uno scompartimento ferroviario nel quale sedeva anche il segretario del Guf Giorgio Bocca, ebbe la malaugurata idea di dire ad alcuni reduci dal fronte russo che la guerra era ormai perduta. Prima gli mollò un ceffone (eroismo che rievocò in seguito con un corsivo intitolato, fascisticamente, «La sberla... e la bestia») e quindi, giunto il treno alla stazione di Torino, lo consegnò all'Ovra in quando «disfattista».

 

Bocca è quello che dopo l'8 settembre, solo dopo quella data, sia chiaro, si spogliò dell'orbace di «fascista integerrimo» per vestire i panni del partigiano. E in tal veste, a guerra finita, fu a capo di un tribunale del popolo che condannò a morte un ufficiale «collaborazionista» della Monterosa."